Il Pensiero meccanico
Il seguente saggio tratta del pensiero in
particolare del pensiero meccanico. Prima di
affrontare i meccanismi del pensiero occorre fare alcune assunzioni in relazione
alla sede del pensiero umano: l'essere umano visto come organismo biologico
pensante.
L'uomo osserva il mondo dal proprio punto di vista unico e particolare. I
sensi sono i canali afferenti alla coscienza che consentono all'io di rendersi
conto della realtà ed interagire con essa.
In questo processo di conoscenza e percezione l'io e' completamente isolato dal
mondo e dalla società.
Ogni informazione trasportata (percepita) dai
sensi verso l'io viene interpretata in maniera soggettiva; noi vediamo
attraverso i nostri occhi e potremmo cercare l'informazione sotto forma di
immagine visiva rappresentata da stimoli nervosi lungo tutto il cammino che
dall'occhio raggiunge l'io, in questa analisi pero' non troveremmo nulla ne
informazione ne l'io ma solo potenziali elettrochimici che si propagano da un
punto ad un altro del sistema nervoso.
Dal momento in cui l'uomo comincia a dubitare dei propri sensi ricade in un
solipsismo assoluto in cui anche l'esistenza della realtà diviene problematica:
ogni percezione potrebbe essere un'illusione.
Ogni atto percettivo consiste in un lavorio di
azioni e messaggi trasmessi ed elaborati contestualmente, il che lascia aperta
la possibilità ad errori di trasmissione e in ultima analisi suggerisce la
fallacia potenziale dei sensi.
L'uomo è limitato nel tempo e nello spazio; in particolare percepisce solo una
limitata zona di spazio in un breve istante di tempo. E'
la memoria che ricuce il vissuto in una trama coerente in grado di fornire
quella stabilità di percezione che consente al pensiero di elaborare i concetti
più o meno astratti.
La memoria consente l'interpretazione della percezione sulla base della storia del soggetto ed è sulla base del contenuto della memoria che il soggetto crea le proprie aspettative (o credenze) sul futuro e sulla realtà. La configurazione dei potenziali elettrochimici contiene il messaggio che dall'esterno raggiunge il senso interno; è in questa fase che si presenta impellente il problema semantico, ovvero di senso del messaggio stesso: quali proprietà deve avere il messaggio per essere comprensibile e quali meccanismi sono necessari per la sua comprensione ed interpretazione?
Nella rappresentazione interna della memoria il
tavolo percepito non è un tavolo e probabilmente non è nemmeno una unica
rappresentazione di un tavolo ideale; ebbene come si crea il nesso
interpretativo che consente al soggetto che vede il tavolo di affermare:
"questo è un tavolo".
Il processo conoscitivo risulta in ultima analisi composto da una incessante
creazione e distruzione di credenze in cui gli eventi si rinforzano con il
ripetersi, in sostanza ogni evento si presenta con una certa probabilità di
avverarsi (di essere percepito), e la mente cerca costantemente di valutare
quale livello di affidabilità possiamo attribuire ad ogni evento.
Se chiudo gli occhi il tavolo che vedevo un
istante fa scompare; qual'è il grado di affidabilità che posso avere sul fatto
che riaprendo gli occhi il tavolo sia ancora al suo posto? La
"credenza" che il tavolo sia ancora lì si basa sulla ripetibilità
della percezione ed in ultima analisi sulle teorie che utilizzo per interpretare
il mondo compresa la "credenza" sulle leggi naturali che dal mio punto
di vista e sulla base della mia esperienza governano il mondo esterno.
Un prestigiatore potrebbe far scomparire il tavolo sotto i miei occhi.
Una importante funzione del pensiero risiede nella capacità di focalizzare l'attenzione su alcuni aspetti della percezione che siano maggiormente significativi rispetto allo sfondo, la mente sarebbe bloccata nella propria attività se dovesse analizzare in dettaglio ogni aspetto dell'esperienza percettiva, occorre trascurare parte degli stimoli per prestare attenzione alle informazioni più significative.
Questo processo di sintesi avviene per lo più automaticamente, senza pensarci: le decisioni vengono prese istintivamente, ovvero attraverso scorciatoie fuori dal controllo del pensiero razionale. Nell'atto percettivo, nella retina dell'occhio, si realizzano elaborazioni che consentono una prima sintesi dei messaggi visivi. La presenza di queste elaborazioni fin dal primo istante percettivo suggerisce la possibilità che il messaggio sia continuamente filtrato ed interpretato durante tutto il tragitto all'interno del sistema nervoso.
Da questo punto di vista i sensi non sarebbero
solo i canali di comunicazione tra l'esterno e l'interno ma parteciperebbero
attivamente alle funzioni cognitive proprie del sistema nervoso. La
percezione consiste dunque di processi in divenire in cui solo la possibilità
di ripetere continuamente l'esperienza consente lo stabilizzarsi degli oggetti
ed il loro stagliarsi sullo sfondo.
L'oggetto nel suo rappresentarsi nella memoria produce l'effetto assolutamente
non secondario di generare il concetto: l'idea dell'oggetto.
La rappresentazione dell'oggetto nella memoria trascende l'esperienza percettiva e costituisce il primo passo verso il pensiero astratto. L'attenzione può dunque rivolgersi verso l'interno e il pensiero può speculare a prescindere dalla percezione ma basandosi unicamente sui concetti o in altri termini sulle tracce mnesiche presenti nella memoria. Ma anche la memoria può essere fallace e in particolare il pensiero può modificare il contenuto della memoria stessa compiendo elaborazioni sulle tracce mnesiche che prescindono da ogni legame percettivo.
Il pensiero astratto consente il volo pindarico della fantasia slegato da ogni dato concreto basato sulla percezione della realtà. Tutto diviene possibile.
Il pensiero razionale deve allora fare uno sforzo per ristabilire il contatto con la realtà principalmente tramite la verifica sperimentale delle teorie astratte sulle leggi naturali, confrontando costantemente le "credenze" sul verificarsi degli eventi con la prova concreta e sensoriale dell'effettiva percezione degli eventi medesimi.
Il linguaggio pur essendo pura convenzione soggettiva, consente all'individuo essenzialmente ed inevitabilmente isolato nella propria esperienza soggettiva, di confrontare le proprie teorie sul mondo con quella di altri esseri umani, "ipotizzando" di condividere la stessa esperienza percettiva.
Ogni testa contiene un mondo a sé stante ma è convinzione diffusa che sia possibile comunicare le proprie esperienze attraverso il linguaggio, anche se alcuni (i mistici in particolare) sostengono la essenziale incomunicabilità di determinate esperienze.
La coordinazione dei diversi canali sensoriali, vista udito tatto gusto olfatto, permette alla mente una maggiore affidabilità sulla reale consistenza dell'oggetto percepito. La concomitanza di pareri concordi sui fatti descritti tramite il linguaggio permette alla mente di accrescere l'affidabilità delle credenze sottintese. Osservo questo tavolo e dico: "questo tavolo esiste".
Il parere di altre persone che osservano il
tavolo può confortare la mia credenza sull'esistenza del tavolo, accettando
l'ipotesi che anche altre persone possano avere il mio stesso tipo di
esperienza. Ma quale atteggiamento assumere
nei confronti di qualcuno che negasse la mia personale esperienza?
Il dilemma sembra non avere soluzione, fintanto che vi è accordo sull'oggetto
della percezione la comunicazione può rafforzare le singole credenze ma nel
momento in cui vi è disaccordo il linguaggio di per sé si dimostra
insufficiente.
Quale atteggiamento assumere nei confronti di una persona che ha vissuto un'esperienza unica ed irripetibile che sia in contrasto con le credenze comunemente accettate? Il tavolo suppongo continui ad esistere anche quando non l'osservo, baso questa credenza su una proprietà di continuità dell'esistente, un esistere assoluto che però risulta in netto contrasto con l'osservazione del continuo divenire e mutevole proporsi dei fatti dell'esperienza.
La realtà cambia continuamente, ma senza il
conservarsi (limitato nel tempo) di oggetti che possano essere ripetutamente
osservati il processo della memoria sarebbe assolutamente impossibile.
Il processo conoscitivo costruisce i propri pilastri per poi demolirli man mano
che il processo stesso avanza.
L'uomo non nasce già adulto ma costruisce la propria conoscenza per gradi
partendo dalla base sensoriale.
Il bambino esplora il mondo senza avere sovrastrutture concettuali, egli
utilizza i propri sensi e il suo pensiero non è ancora verbalizzato. Il
fanciullo alla ricerca della "verità" ha bisogno di certezze e
chiarezza piuttosto che di dubbi e confusione.
Il pensiero nasce facendo affidamento sui dati
sensoriali, solo successivamente, di fronte ad esperienze contraddittorie,
l'uomo si rende conto dell'inaffidabilità dei sensi e delle proprie strutture
cognitive.
Quando gli strumenti concettuali per spiegarsi l'andamento degli eventi
divengono insufficienti, allora subentra la crisi spesso accompagnata da un
profondo travaglio interiore.
La scienza stessa procede in modo analogo, essa costruisce le proprie certezze sulla base del processo storico per poi abbatterle o ridimensionarle quando gli esperimenti non concordano più con le vecchie teorie. E' risaputo quanto travagliato sia stato il percorso della scienza, come ostinatamente la comunità scientifica si aggrappi al corpo dei risultati concettuali conquistati faticosamente nel tempo; eppure la scienza stessa ammette di non poter conoscere la "verità" ma di approssimarla sempre di più e proclama di essere disposta ad abbandonare ogni dogma si rendesse necessario per il progresso e l'ampliamento delle conoscenze.
Gli eventi iniziali creano i primi solchi che guidano l'interpretazione degli eventi futuri, avviene una sorta di retroazione positiva in cui le prime tracce si rinforzano determinando la direzione dello sviluppo successivo; una volta che i solchi si sono stabilizzati e rinforzati diventa estremamente difficile un cambiamento radicale della topologia del territorio mnesico. La memoria appare come un terreno su cui mano a mano si vengono a formare i fiumi seguendo i percorsi tracciati durante le prime piogge.
La storia dell'individuo appare quindi
fondamentale per la sua formazione.
Nonostante ciò il pensiero razionale non è in grado di abbracciare tutto
quanto corrisponde all'organismo umano, sia dal punto di vista fisiologico che
dal punto di vista cognitivo.
Esistono processi innati che governano il
pensiero per non parlare del condizionamento che i bisogni fisiologici hanno sul
pensiero stesso. Da dove scaturisca la volontà rimane un punto oscuro se
consideriamo il processo cognitivo come mera trasmissione ed interpretazione di
segnali.
L'uomo considerato come organismo vivente e pensante è ancora troppo complesso
per poterlo comprendere appieno.
Possiamo però tentare di definire un tipo di pensiero più semplice basato sulla memoria e sui processi elaborativi: il pensiero meccanico. La realizzazione più eclatante di un tale tipo di pensiero è il computer. Il pensiero meccanico si realizza come elaborazione di informazioni.
Il primo passo consiste nel processo di
rappresentazione delle informazioni in particolare vi sono due ambiti in cui le
informazioni sono rappresentate il mondo esterno e la memoria interna. La
memoria è collegata al mondo esterno tramite canali di comunicazione.
Ogni informazione che transita in un canale di comunicazione deve essere
codificata sulla base dei possibili stati elementari che il canale può
supportare, e questa è una prima fondamentale limitazione.
Il fatto che il canale di comunicazione debba essere strutturato a priori
implica che la macchina pensante deve essere stata progettata e che non può
auto-crearsi con una sequenza di passi autocostruttivi.
In effetti un canale di comunicazione può evolversi per passi successivi consentendo la trasmissione di informazioni sempre più vaste, però questo implicherebbe che il significato associato ad ogni segnale debba essere esso stesso di tipo dinamico, ovvero soggetto all'evoluzione. Lasciamo questa possibilità in sospeso.
Consideriamo un canale di comunicazione che colleghi una memoria con il mondo esterno in modo che ad ogni informazione presente nel mondo associ una rappresentazione tipica nella memoria. Senza ulteriori strutturazioni i processi che agiscono sulla memoria non potranno far altro che rilevare coincidenze di segni ovvero somiglianze presenti nelle rappresentazioni in memoria.
Ogni tipo di relazione logica presente nel mondo si trasformerebbe in una relazione spaziale relativa a segni memorizzati. I processi che agiscono sulla memoria potrebbero isolare, associare e confrontare le rappresentazioni delle rispettive informazioni.
La percezione di un oggetto nel mondo
corrisponderebbe in tal caso alla rilevazione di costanti ed uniformità nei
segnali di ingresso. La ripetizione della
trasmissione e registrazione consentirebbe la creazione di entità (idee)
corrispondenti in memoria. Unione ed
intersezione di insiemi sarebbero le uniche possibilità di elaborazione a
disposizione dei processi attivi sulla memoria.
Possiamo però già ipotizzare la creazione di categorie o raggruppamenti in
grado di strutturare la memoria. A questo
punto possiamo ipotizzare un ulteriore fase di sviluppo: la rappresentazione
delle categorie.
In tale fase relazioni di natura diversa, per
esempio l'appartenenza, diverrebbero a loro volta relazioni di tipo spaziale.
Aggiungendo ulteriori canali di comunicazione gli algoritmi di gestione
potrebbero cercare di evidenziare le sincronicità tra gli eventi registrati.
In tal modo potrebbero svolgere funzioni di
riconoscimento degli oggetti.
Manca a questo punto un aspetto fondamentale: la macchina così progettata non ha scopo alcuno, non ha iniziativa, non ha nessun fine da raggiungere. Potrebbe reagire meccanicamente a determinati stimoli mostrando di riconoscere determinati oggetti ma non avrebbe alcuna intenzionalità. Quando ritraiamo un braccio dal fuoco lo facciamo istintivamente come reazione automatica al dolore; il nostro prototipo di macchina pensante è in grado di simulare un simile comportamento.
Supponiamo ora che il mondo esterno sia ristretto
al mondo del linguaggio; la nostra macchina dovrebbe comprendere le nostre
domande e rispondere in maniera pertinente. La
macchina potrebbe imparare a riconoscere le singole parole ed ad associare ad
esse altre parole ma senza una struttura sintattica (a priori) ben difficilmente
sarebbe in grado di formulare una risposta anche solo grammaticalmente corretta.
Per non parlare della semantica che sarebbe
necessaria ad una corretta interpretazione delle domande.
Il nostro modello si dimostra troppo
semplificato, ma consideriamo ambiti più complessi in cui tramite programmi
sofisticati il computer dispone di strategie sufficienti per rispondere con
cognizione di causa alle nostre domande.
Non mi soffermerò sulle caratteristiche tecniche che dovrebbero avere tali
programmi ma supponiamo che ad ogni domanda che poniamo alla macchina ne
ottenessimo una risposta pertinente.
Questo comportamento lo possiamo definire come
pensiero meccanico. Anche se non esiste un
soggetto che capisce la domanda, la macchina nel suo complesso rispondendo a
tono mostra un comportamento intelligente.
Un comportamento di questo tipo potrebbe essere competitivo con le prestazioni
del cervello umano?
Per esempio una tale macchina potrebbe mentire?
La memoria del computer è estremamente
affidabile anche se ha dei limiti di capacità ed anche i processi elaborativi
lo sono.
Può essere una tale macchina creativa?
Quali processi occorre aggiungere per ottenere risposte non ripetitive?
Inserendo processi casuali si ottengono risposte che di volta in volta sono differenti e la macchina sembra possedere una propria personalità. Si possono inserire parametri condizionati a soglie di reazione per guidare la macchina verso un certo tipo di risposte.
E' evidente comunque che la macchina non possiede
la ben che minima possibilità di prendere l'iniziativa, per far ciò occorre
dotare la macchina di scopi che la spingano all'azione. Una
possibilità è quella di inserire un meccanismo di "premio" per
determinate azioni particolarmente apprezzate.
Un tale meccanismo spingerebbe la macchina ad evolversi per il raggiungimento
del premio: comincerebbe a selezionare quelle risposte che rendono massimo
questo fine. Certo che fornire scopi a
macchine di questo tipo le renderebbe particolarmente pericolose.
Mentre mostra evidenti difficoltà ad eseguire
compiti legati alla percezione il pensiero meccanico si dimostra efficiente
nella realizzazione di compiti astratti quali la manipolazione di categorie e
concetti. In realtà il computer si trova a
proprio agio quando i compiti che deve svolgere sono ben strutturati.
Il lavoro di codifica e rappresentazione delle informazioni (dati) è un compito
fondamentale del programmatore. Infatti le
frontiere dell'informatica si trovano nei campi di ricerca relativamente alla
strutturazione automatica delle informazioni.
Quanta parte di pensiero meccanico costituisce il
nostro pensiero?
Una fondamentale scoperta della psicoanalisi moderna è costituita dal concetto
di inconscio. Molte risposte e comportamenti
dell'uomo non sono vagliate direttamente dal pensiero razionale ma derivano
dall'inconscio.
L'inconscio influenza pesantemente l'umore e gli impulsi portanti nel
comportamento di un individuo.
Le reazioni stereotipate a cui inconsciamente
siamo subordinati, per condizionamenti che hanno origine nella storia
individuale, seguono le leggi del pensiero meccanico: sembrano infatti risposte
automatiche.
La coscienza sembra essere la punta di un iceberg collegata al un intero
universo sommerso.
Il pensiero matematico è il pensiero razionale per eccellenza e si sviluppa nel
mondo delle idee e dei concetti.
Il tentativo di formalizzare la matematica ha messo in luce quanto di questa
disciplina possa essere riprodotta tramite il pensiero meccanico.
La rappresentazione degli oggetti e delle
relazioni in termini di concetti matematici è analoga alla rappresentazione
delle informazioni in un sistema informatico: le regole di deduzione della
logica possono essere realizzate tramite algoritmi implementabili a calcolatore.
In effetti, da un punto di vista formale, una volta
definiti gli assiomi tutti i teoremi non sono altro che tautologie.
Godel ha dimostrato che un sistema formale non è completo: esiste sempre una
proposizione che è vera ma non dimostrabile. Da
ciò si desume che il pensiero meccanico non può afferrare completamente la
realtà.
Tramite il pensiero meccanico è possibile ottenere risposte correlate a determinate domande, ma fino a che punto tali risposte "dipendono" necessariamente dalle domande stesse; fino a che punto esse sono pertinenti ovvero significative?
Esiste il libero arbitrio?
Sembrerebbe che ad un certo punto nella catena di
trasformazioni di rappresentazioni e trasmissione di segnali intervenga un
elemento del tutto estraneo che produce un effetto di "comprensione"
dei messaggi. Il processo per cui il
messaggio che dall'esterno arriva all'interno riceve un nuovo aspetto che non
esisteva in origine: viene interpretato!
Allora la comunicazione non è più a senso unico, dall'esterno all'interno, ma
procede in due sensi ovvero anche dall'interno all'esterno.
Non come mera risposta automatica ma come
messaggio arricchito di elementi che si originano squisitamente all'interno.
Siamo tornati alla coscienza dell'individuo.
Di nuovo il punto di vista particolare che contiene unitariamente tutta la
nostra esperienza vissuta, questo osservatorio da cui percepiamo il mondo e a
cui ogni cosa viene riferita.
La nostra capacità costruttiva e speculativa si
ferma di fronte a questo dato di fatto: il pensiero meccanico non riesce a
spiegare la coscienza. Una legge della fisica
afferma che l'entropia è destinata a crescere costantemente nell'universo.
Le informazioni trasmesse in un canale seguono la stessa legge. Se
lasciate a se stesse le informazioni di disperdono tendendo ad un massimo di
uniformità.
Il divenire della materia procede verso
l'indifferenziazione.
Se osserviamo la natura ed in particolare gli esseri biologici notiamo invece
che il divenire procede dall'indifferenziato al differenziato: in
altri termini osserviamo il sussistere di un'evoluzione.
Dove trovare questo principio che procede contro la crescita dell'entropia?
Se ipotizziamo processi di crescita e riproduzione una legge, la legge della selezione naturale, consente l'evoluzione da forme semplici a forme più complesse: riproduzione mutazione e selezione consentono di procedere dal disordine verso l'ordine. Dal punto di vista dell'organizzazione delle informazioni memorizzate su un determinato supporto, l'evoluzione si realizza tramite processi di classificazione e categorizzazione.
Le leggi naturali si determinano tramite la
possibilità di ripetere gli esperimenti di conferma o confutazione delle teorie
fisiche. Ogni evento in natura può
realizzarsi con una determinata probabilità.
Una volta che l'evento si è verificato la sua probabilità collassa al valore
uno ovvero la certezza. Un evento unico ed
irripetibile non può essere indagato dalla scienza. La
nostra esperienza è costellata di eventi unici ed irripetibili.
Gli eventi più improbabili che si sono
verificati rappresentano anche gli eventi più significativi al nostro giudizio.
Molto spesso eventi, all'apparenza casuali, si caricano di un significato
particolarmente vivo e producono una notevole carica emotiva: a volte possono
produrre un cambiamento decisivo nella nostra vita.
Il tentativo di trovare significati in queste coincidenze rappresenta un potente
mezzo che il pensiero meccanico può utilizzare per trovare utili correlazione
tra le informazioni memorizzate.
A volte non ci rendiamo conto di quanto
stereotipate siano le nostre reazioni, spezzare i condizionamenti le abitudini
consolidate costituisce un passo decisivo verso una maggiore consapevolezza.
Un evento particolarmente significativo può produrre questo effetto di rottura
con convinzioni radicate che possono bloccare il flusso dei pensieri. Mentre
per un computer la memoria è assolutamente fedele in un essere umano la memoria
è in continuo divenire e pertanto fallace.
Le informazioni sono continuamente interpretate e
modificate dal lavorio del cervello e la realtà si stabilizza riproponendosi
continuamente.
Un messaggio trasmesso in un canale di comunicazione è soggetto ad errori a
causa del rumore sempre presente; attraverso la ripetizione del messaggio è
possibile trasmettere senza errori qualsiasi messaggio.
Gli stimoli pur essendo continuamente elaborati producono, col ripetersi
costantemente, una stabilità di fondo del contenuto della memoria.
Nuovi concetti possono aggiungersi e crearsi,
nuove categorie comparire e modificarsi, ma la dinamica della memoria trova
stabilità nella stabilità del mondo esterno: ripetendosi lo stimolo si
rafforza.
Ogni parola è connessa ad una miriade di parole e concetti, la mente umana
esegue potenti sintesi in grado di trattare contemporaneamente intere classi di
concetti: i livelli di astrazione si susseguono e si moltiplicano all'infinito.
Il pensiero razionale agisce alla superficie, manipolando concetti astratti ignorando l'enorme lavorio di base che sottintende alla realizzazione di concetti; lavorio costituito da generalizzazioni di cui il pensiero razionale non può essere cosciente proprio per non ritrovarsi bloccato nel proprio flusso naturale.
Il pensiero meccanico può simulare questo
lavorio, manca però la fondamentale funzione tipica dell'attenzione che separa
ciò che è pertinente da ciò che non lo è.
E' possibile immaginare un processo, basato sulla competizione tra sottoparti,
che propone all'attenzione solo alcuni particolari o parti significative di un
determinato messaggio.
Le informazioni in una memoria meccanica sono registrate in maniera fedele e il recupero di esse non può mai essere contraddittorio. Nell'essere umano la memoria è invece interpretata pertanto la ricostruzione fedele della storia passata diviene problematica. Ora in ciascuna testa esistono teorie sul mondo diverse e a volte inconciliabili: ognuno la pensa a modo suo.
In che senso allora è possibile la ricerca della "verità"?
In realtà esistono tante verità soggettive una
per ogni testa.
Il fatto che viviamo tutti sotto lo stesso tetto non è sufficiente di per sé a
cambiare questa tragica situazione: nel momento stesso in cui due teorie sul
mondo divergono ecco che la realtà si biforca. In
pratica si dice: vedremo a chi i "fatti" daranno ragione.
Ma esiste veramente questa realtà giusta che decide a quale teoria dare
ragione; e se questi fatti che potenzialmente possono verificarsi non si
verificano mai?
E' sul piano fenomenico che si scontrano le
teorie; pertanto hanno veramente una dura vita le teorie trascendentali. Il
fatto trascendente che spiega ogni cosa ma che non si cala nel mondo potrebbe
anche essere vero ma giammai verificato.
Questa circostanza mina alla radice qualsiasi tipo di spiegazione esaustiva del
comportamento della realtà: sono sempre possibili eventi che contraddicono
qualsiasi teoria che si basi solo su eventi del passato.
La verità di per sé stessa non è verificabile.
Questa possibilità insita nella natura è
suffragata con notevole evidenza dalla teoria fisica della meccanica
quantistica: l'indeterminazione dei singoli eventi futuri è alla base del
tessuto di cui è composta la materia.
Le leggi fisiche sono leggi sostanzialmente probabilistiche e in quanto tali
sono soggette al collasso della probabilità quando un evento si verifica.
Soggetti distinti possiedono (si presume) le stesse
funzionalità conoscitive: gli stessi canali
sensoriali, lo stesso linguaggio.
Le categorie concettuali che costruiscono nella
propria mente sono invece assolutamente arbitrarie; solo per ragioni pratiche si
verifica un accordo relativamente alle parole del linguaggio.
Dal momento che il pensiero procede per concetti il distacco dalla realtà
sensibile diviene evidente ed in particolare la possibilità di disaccordo in
visioni diverse diventa maggiore.
Il dialogo e lo scambio di idee possono aiutare nel tentativo di afferrare la realtà fenomenologica mentre la realtà trascendente rimane assolutamente nella sfera soggettiva. Il qui ed ora distrugge il tempo e lo spazio assoluti. La storia e la memoria si perdono nell'incessante divenire.
La legge di causa ed effetto trae la propria
validità nel fenomenico: il legame con il passato viene reciso nel momento
stesso in cui l'evento si verifica qui ed ora, e il futuro inizia soggiogato
solo alla propria probabilità di divenire.
Le leggi di natura che conservano questo tavolo davanti ai miei occhi si
rinnovano ad ogni istante e la memoria ne mantiene la traccia. Il
nulla che diviene realtà e che ritorna nel nulla, ciò che rimane è solo il
processo che nell'istante presente si manifesta.
Esiste comunque una continuità garantita dalle leggi di natura tra passato presente e futuro anche se il passato non è più accessibile al presente e il futuro ancora deve divenire.
Esistono vincoli di possibilità dettati dalla natura per impedire che l'evoluzione risulti caotica ed assolutamente imprevedibile.
Tutto è possibile ma occorre avere tempo a disposizione.
I processi possiedono una loro velocità di progressione ed il limite a tale velocità è conservata dalla legge fisica. Le relazioni tra gli eventi sono sostanziali e non occasionali: la realtà non contraddice mai sé stessa.
In che modo è possibile isolare le relazioni tra gli oggetti e in particolare le leggi di causa ed effetto tra gli eventi?
La ricerca di costanti ed invarianti presenti nelle rappresentazioni è l'unica possibilità a disposizione di una macchina dotata di memoria e di processi di elaborazione. In una tale macchina l'unica realtà è costituita dal contenuto della memoria e le relazioni tra le rappresentazioni sono le uniche possibili.
Come può il pensiero meccanico formulare una
legge fisica: per esempio la legge di caduta dei gravi.
Innanzitutto dovrebbe essere in grado di isolare gli oggetti e tramite
l'osservazione della dinamica degli stessi risalire alle leggi che ne governano
il moto. Dovrebbe riconoscere che la
percezione di un oggetto in movimento pur essendo diversa da istante ad istante
si riferisce sempre allo stesso oggetto.
Dovrebbe stabilire e definire le proprietà degli
oggetti per esempio la impenetrabilità degli oggetti solidi.
Infine dovrebbe poter ricavare la legge secondo la quale un oggetto lasciato
libero di cadere effettivamente cade.
Una tale "teoria" dovrebbe essere ricavata dall'osservazione del
comportamento dei corpi solidi e potrebbe essere corroborata da esperimenti di
verifica ovvero osservazioni su eventi futuri.
Un essere umano è in grado di interagire
attivamente con il mondo, in particolare è in grado di "provocare"
tramite una azione deliberata l'evento che può confermare o confutare una
particolare teoria interpretativa.
Per il pensiero meccanico non esiste questa possibilità, esso può solo
elaborare informazioni provenienti dall'esterno rispetto alle quali non possiede
alcuna capacità di interferenza deliberata. La
capacità di predisporre un esperimento destinato alla verifica o confutazione
di una particolare teoria richiede un atto libero della volontà.
Il pensiero meccanico reagisce agli stimoli ed elabora le informazioni ma non possiede alcun meccanismo in grado di creare autonomamente qualsiasi progetto finalizzato ad uno scopo che non sia pre-programmato ovvero pre-esistente al processo di interazione con il mondo. Una volta che l'analisi qualitativa determina la legge fisica è possibile procedere ad un'analisi quantitativa.
Pur essendo possibile programmare un computer al calcolo delle traettorie dei corpi in movimento con grande precisione, il pensiero meccanico si troverebbe in difficoltà ad estrapolare dall'esperienza le leggi matematiche del moto; infatti sarebbe tratto in inganno dalla moltitudine di aspetti particolari che intervengono nella percezione del moto.
I molteplici fattori in causa dovrebbero essere
tutti isolati ed analizzati da un punto di vista di invarianti presenti nella
percezione, il che renderebbe difficile stabilire una legge generale del tipo di
quella newtoniana.
Il fatto che una piuma cade con un moto diverso da una palla di piombo trarrebbe
in inganno la nostra macchina in quanto l'esperienza descritta si effettua in
presenza dell'aria che introduce ulteriori parametri che dovrebbero essere
contestualmente isolati.
Anche il concetto di cerchio perfetto sarebbe di difficile definizione per una macchina che analizzasse un mondo di cerchi reali. Passare da una configurazione di punti ad una legge matematica richiede qualcosa di più che la semplice categorizzazione. Si riaffaccia a questo proposito il mondo delle idee di Platone.
Gli esseri umani sono immersi nel mondo
fenomenico e astrarre una legge fisica che risulta essere confermata
dall'esperienza è sempre una notevole conquista dell'intelletto e del genere
umano.
Individuare l'essenza di un fenomeno richiede un notevole livello di astrazione
e di sintesi: occorre trascendere il particolare per raggiungere il generale,
l'assoluto.
La ricerca dell'assoluto è una molla feconda e
viva nell'uomo ma sottintende un processo di generalizzazione che non
necessariamente corrisponde a "fatti" esistenti nel mondo.
Il procedimento scientifico procede dal particolare al generale ma poi ritorna
obbligatoriamente al particolare, all'esperimento, per avere conferma della
consistenza delle deduzioni teoriche. Quando
l'esperimento non è attuabile allora si ricade nella metafisica, ovvero nella
speculazione filosofica pura.
Il principio di non contraddizione è fondamentale per il pensiero logico ma la speculazione filosofica, seppur in maniera imbarazzata, non si arresta di fronte a dati contraddittori, essa deve proseguire la propria indagine accettando i limiti intrinseci che la logica stessa si pone.
Il dualismo tra onda e particella con cui la
fisica deve fare i conti ripropone drammaticamente ciò che il pensiero
orientale ha da sempre sottolineato: l'inconciliabilità degli opposti che
sussistono entrambi ed anzi sono ragione l'uno dell'altro. Il
sé e il non-sé, l'esistente e il nulla, eternamente contrapposti in un
continuo divenire, un'alternanza tra aspetti complementari di una stessa realtà
che rimane essenzialmente inconoscibile.
Comunque l'evento che si realizza possiede una propria dignità ontologica
indipendente da qualsivoglia interpretazione si voglia dare. Il
fatto è altro dalla "descrizione" o percezione del fatto, ed anche
dalla traccia che il fatto stesso lascia nella memoria o nella storia.
Il pensiero meccanico può manipolare solo le rappresentazioni dei fatti, solo ciò che la propria memoria conserva; l'interazione col mondo è forzatamente mediata da canali di comunicazione che costituiscono i vincoli strutturali fondamentali con cui ogni processo interno deve fare i conti: il mondo è immediatamente filtrato e reso altro da sé.
Solo ciò che è possibile percepire esiste in
quanto fenomeno, ciò che viene pensato esiste nella mente ma può non avere
alcun riscontro nel mondo. Utilizzando le
teorie sul mondo l'uomo può modificare l'ambiente secondo i propri usi e
vantaggi.
Tanto più aumenta la conoscenza delle leggi fisiche tanto più è possibile
manipolare la realtà per migliorare (o peggiorare) la qualità della vita.
La tecnologia che utilizza il corpo delle conoscenze acquisite ha dimostrato la propria potenza nella realizzazione dei prodotti di utilizzo pratico nella società contemporanea. Controllare e prevedere lo sviluppo temporale dei fenomeni fisici è il risultato più eclatante della scienza dei nostri giorni.
Qual'è la probabilità che domani il sole sorga di nuovo?
La conoscenza delle leggi che regolano il sistema solare ci fornisce una aspettativa maggiore rispetto alla pura constatazione che tutti i giorni il sole sorge ma contemporaneamente introduce la seppur lontana possibilità che il sole non compaia nel cielo a causa delle modifiche che le leggi fisiche rendono possibili nella configurazione del sistema solare.
L'esperienza di vedere sorgere il sole viene
superata dal pensiero razionale che ha individuato il contesto e le cause in cui
tale esperienza si verifica. Non è il sole
che si muove ma la terra che gira.
Quale balzo di sintesi e di astrazione è stato necessario per raggiungere
questo semplice risultato interpretativo di un fatto osservato. L'uomo
si è posto da sempre al centro dell'universo.
Questa sensazione non può essere evitata, necessariamente l'uomo riferisce ogni esperienza a sé stesso collocandosi al centro del mondo fenomenico e non potrebbe essere altrimenti data la centralità dell'individuo rispetto al mondo soggettivo che percepisce l'altro da sé come esterno attraverso i sensi.
In questo senso l'uomo è la misura di tutte le
cose. La scienza moderna ha scoperto quanto
grande sia l'universo in realtà. L'uomo in
questo universo non è affatto al centro ma vive su un pianeta di una stella di
media grandezza collocata ai margini di una galassia qualunque in una miriade di
galassie esistenti nell'universo.
Secondo la teoria del big-bang tutto ebbe inizio circa quindici miliardi di anni
fa quando una enorme esplosione generò dal nulla tutto l'universo.
Il tempo e lo spazio si generarono in
quell'istante, prima non esistevano. Tutta la
massa dell'universo si creò dal nulla e cominciò ad espandersi, prima sotto
forma di radiazione quindi sotto forma di particelle elementari.
La materia si organizzò in galassie e ammassi stellari continuando ad
espandersi e a raffreddarsi producendo enormi esplosioni. Si
crearono stelle e pianeti in un processo evolutivo che continua tuttora.
Gli astronomi possono dedurre dall'osservazione tramite potenti telescopi
l'allontanarsi delle galassie: l'espansione dell'universo è ancora in atto.
Una radiazione di fondo ancora misurabile è un importante indizio che conferma l'ipotesi dell'esistenza della radiazione originaria. Anche l'uomo è il frutto di una lunghissima evoluzione che si perde nella notte dei tempi: miliardi di anni fa.
La teoria più accreditata di evoluzione della
specie si basa sulla sopravvivenza del più adatto rispetto all'ambiente.
I meccanismi principali sono: la riproduzione, la
mutazione e la selezione.
E' possibile riprodurre a calcolatore questo meccanismo, in particolare si
utilizza la tecnica degli algoritmi genetici.
Il pensiero meccanico utilizzando algoritmi genetici è in grado di far evolvere una popolazione di individui generati casualmente in generazioni sempre migliori rispetto ad un criterio prestabilito. Il presupposto fondamentale è che occorre essere in presenza di un processo di "riproduzione" degli individui. L'evoluzione per selezione funziona se e solo se esistono organismi in grado di riprodursi.
Un'altra osservazione in merito agli algoritmi
genetici è che l'intervento del caso come motore creativo dell'evoluzione
lascia evidenti tracce nelle soluzioni che se ne ricavano, ovvero nella
struttura delle soluzioni si può osservare l'origine casuale delle mutazioni
che hanno originato i nuovi individui: il caso lascia l'impronta di sé.
Il concetto di caso e il concetto di infinito sono estremamente utili per
interpretare i fenomeni, infatti a causa dei limiti del nostro orizzonte
percettivo non possiamo farne a meno. Gli
eventi si presentano in maniera caotica e quando superano i limiti della nostra
percezione ricorriamo al concetto di infinito.
Ma se consideriamo la realtà da un punto di vista fuori dal tempo e dallo spazio ogni evento è quello che è e non c'è più nulla di casuale nel suo verificarsi.
Se l'universo stesso è finito, anche se illimitato, cosa esiste di infinito?
Sul concetto di infinito si sono spremute le
migliori menti matematiche ma la definizione di infinito sulla base
dell'enumerazione si basa su un processo che si ripete nel tempo: che ne è di
tale processo fuori dal tempo?
La distruzione del tempo da parte della fisica moderna con la teoria della
relatività, esiste un tempo per ogni osservatore, produce un effetto devastante
nella concezione del divenire del mondo.
Comunque la vita dell'uomo si svolge nel tempo e tutta la sua esperienza procede
istante dopo istante secondo una sequenza ben determinata.
Il pensiero meccanico si svolge nel tempo tramite processi che eseguono passi di elaborazione uno dopo l'altro. Processi meccanici possono organizzare i dati empirici e tramite la ricerca di invarianti costruire classi e categorie. Occorre un tempo lunghissimo per passare da semplici rappresentazioni a classi e concetti complessi, il sistema deve avere a disposizione tempo per evolversi a sufficienza da isolare le varietà dell'esperienza.
Le informazioni in ingresso determinano le
categorie, quelle stesse categorie che verranno utilizzate per interpretare le
informazioni stesse. Sembra un circolo
vizioso ma non lo è, il fatto è che l'intero processo si svolge nel tempo e
nel tempo il sistema subisce un'evoluzione.
Notte e giorno non sono in contraddizione prima viene il giorno poi la notte poi
di nuovo il giorno e di nuovo la notte.
In un primo momento le informazioni determinano le categorie quindi le categorie
interpretano le informazioni.
In questo modo dati empirici possono produrre concetti astratti.
Il pensiero meccanico potrebbe rivelarsi estremamente potente.
Una memoria fedele, processi affidabili, già ora il computer ha superato la capacità di calcolo della mente umana. Una sfida per i prossimi anni consiste nella verifica del seguente assunto: è possibile che il pensiero meccanico realizzi sintesi teoriche astratte a partire dai dati empirici che siano competitive con le teorie umane?